Robert Habeck, ecologista di governo

Sarà probabilmente lui l’uomo forte dei Verdi nel prossimo esecutivo tedesco. Filosofo prestato alla politica, punta a rendere il suo partito un vero Volkspartei.
MATTEO ANGELI
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S’intravede un cambio di potere ai vertici dei Grünen. I due leader, Annalena Baerbock e Robert Habeck, danno come sempre prova di sintonia sulla scena pubblica. Annalena ha portato i Verdi a conseguire il loro miglior risultato in un’elezione federale: 14,8 per cento. Molti però le rinfacciano di aver sprecato l’occasione per diventare cancelliera, dato che in aprile i sondaggi davano gli ecologisti in testa. Sta di fatto che, dal 26 settembre, non è più lei la numero uno del partito.

L’altro co-presidente dei Grünen, Robert Habeck, ha abbandonato il ruolo di spalla, che lo aveva portato a sostenere fedelmente Baerbock, anche nei momenti più bui della sua corsa. Il cinquantaduenne di Lubecca guida ora, insieme a Baerbock, la delegazione ecologista nei negoziati per la formazione di un nuovo governo. Si punta a una coalizione “semaforo”, fatta da socialdemocratici, ecologisti e liberali. Quale ruolo avranno i Verdi nel nuovo esecutivo? La stampa tedesca prefigura per Habeck il posto di vice-cancelliere e titolare di un ministero “pesante”. Il diretto interessato per ora dice “che la questione della vice-cancelleria è totalmente irrilevante”, ma non nega l’ambizione. Anche dal partito non arriva nessuna smentita. 

In aprile, Habeck e Baerbock si erano messi d’accordo su chi dei due avrebbe dovuto correre per la cancelleria. È possibile che i termini dell’intesa includessero anche un avvicendamento del tipo: se lei non diventa cancelliera, lui diventerà vice-cancelliere. È la spiegazione più plausibile. Perché, sennò, colei che ha trainato la corsa dei Verdi dovrebbe fare un passo indietro? 

Baerbock non ha solo fatto vari errori in campagna elettorale, come la comunicazione tardiva di parte dei suoi redditi al Bundestag, un curriculum gonfiato o un libro con qualche plagio qua e là. Ha anche perso l’elezione diretta per andare in Parlamento. Nella sua circoscrizione, a Potsdam, è stata battuta da Olaf Scholz. Habeck invece ha vinto il mandato diretto nel “suo” distretto “Flensburg – Schleswig”, strappandolo alla CDU. Tuttavia, se Habeck diventasse davvero vice-cancelliere, questo porrebbe un problema non da poco in termini di parità di genere. Le figure principali del prossimo governo sarebbero infatti tre uomini: Olaf Scholz (SPD), Robert Habeck (Verdi) e Christian Lindner (FDP). 

Simpatico, attraente, genuino: Robert Habeck nel 2012, su una spiaggia dello Schleswig-Holstein

“Io non ho paura. Avevo una vita prima del mio impegno in politica e so che può esserci una vita anche dopo”, dichiara Habeck, che sfugge agli schemi tradizionali, proprio anche perché non è un politico di professione. 

Robert Habeck viene dal profondo nord. Nasce il 2 settembre del 1969 a Lubecca ma cresce a Heikendorf, sulla costa orientale del fiordo di Kiel, nel Land dello Schleswig-Holstein. I genitori gestivano una farmacia. Si dà molto da fare fin da giovane. Al liceo, recita nel teatro della scuola, è coinvolto nella rappresentanza studentesca e nella redazione del giornalino scolastico. Dopo il diploma, sceglie il servizio civile e si occupa di disabili gravi. All’università, studia filosofia, germanistica e filologia a Friburgo in Brisgovia e a Roskilde, in Danimarca. Nel 2000, ottiene un dottorato in filosofia presso l’università di Amburgo. 

Dal 1996, la sua compagna, di vita e di lavoro, è la scrittrice e traduttrice Andrea Paluch. I due si sono conosciuti duranti gli studi e hanno quattro figli. Dal 2001 abitano in un casale vicino a Flensburg, città sulla costa del Mar Baltico e a pochi chilometri dal confine con la Danimarca. Tra le altre cose, Habeck parla fluentemente danese. 

Robert e Andrea scrivono insieme, con successo. Tra le loro pubblicazioni: libri per bambini, traduzioni di poesie inglesi e una serie di romanzi, tra i quali Der Tag, an dem ich meinen toten Mann traf (2005), che è diventato anche un film, o Unter dem Gully liegt das Meer (2007). 

“Senza la politica, la vita sarebbe stata più comoda”, racconta Habeck. Alla politica lui ci arriva per caso. Nel 2002 contatta la sezione locale dei Verdi, quella del distretto Schleswig-Flensburg, perché a suo avviso non c’erano abbastanza piste ciclabili. Voleva che i figli potessero andare in bici senza rischi. S’iscrive al partito, diventa subito portavoce del circolo. 

Segue una carriera folgorante. Nel 2004 è già presidente dei Grünen nello Schleswig-Holstein, carica che mantiene per cinque anni. Nel 2009 e nel 2012, Habeck guida i Verdi nelle elezioni per il rinnovo del parlamento del Land. Dal 2009, è leader del partito nel Landtag. Nel 2012, diventa vice-presidente del Land e ministro con deleghe a Transizione energetica, Ambiente e Agricoltura. I Verdi fanno parte di un governo di coalizione con SPD, Verdi e Südschleswigscher Wählerverband. Dopo le elezioni del 2017, rimane vicepresidente in un governo “Giamaica”, guidato dal cristiano democratico Daniel Günther. Al suo portafoglio vengono aggiunte le competenze per il settore digitale. Habeck lascia lo Schleswig Holstein e il gabinetto Günther a fine agosto 2018, per andare a Berlino, dov’è stato eletto insieme ad Annalena Baerbock alla guida dei Grünen nazionali. 

Accumula anche qualche sconfitta. Nel 2017 si candidata per diventare lo Spitzenkandidat dei Verdi alle elezioni federali. Perde di un soffio. Cem Özdemir s’impone con il 35,96% dei voti, mentre Habeck resta al 35,74%. Anche alle elezioni federali di quest’anno avrebbe voluto essere il candidato alla cancelleria. Alle fine, però, sceglie di cedere il passo alla collega Annalena Baerbock. In quanto giovane donna – in una corsa dove i principali sfidanti erano due uomini di sessant’anni, lei interpretava meglio il cambiamento. 

Anche nei modi, Habeck si distingue dal resto della classe politica. A giacca e cravatta preferisce un maglione, alle scarpe eleganti quelle da ginnastica. Pubblica foto di sé in mezzo ai cavalli. È su Instagram ma non su Facebook e Twitter, perché li trova troppo divisi. Appare sensibile, a volte malinconico. Credibile, più di altri suoi colleghi, quando accetta i propri limiti. “Da politico si deve anche saper dire quando non si conosce del tutto una cosa”, così si giustificò dopo non essere riuscito a spiegare come funziona esattamente la “Pendlerpauschale”, un rimborso per i pendolari. O ancora, “nessuno sa esattamente come funziona la vita, a parte i politici, che sanno sempre tutto. Ciò non è né simpatico, né vero”.

Robert Habeck e il governatore dello Schleswig-Holstein, Daniel Günther, con dei cavalli di razza Konik

Habeck è un pragmatico, che sfugge alla divisione tra “Realos” (realisti) e “Fundis” (fondamentalisti), che ha a lungo caratterizzato gli ecologisti tedeschi. Cerca di liberare i Verdi dell’immagine di “Verbotspartei” – partito dei divieti -, che è stata loro a lungo appiccicata addosso. Ha aperto i Grünen, andando verso persone che non sono identificabili immediatamente con il loro elettorato tradizionale. Pescatori, agricoltori, imprenditori e militari, solo per fare qualche esempio. “Anche coloro che non vanno al mercato bio e che vogliono continuare a mangiare il loro currywurst, devono sentirsi riconosciuti”, è il suo ragionamento. Per quanto lo riguarda, lui è vegetariano. Otto anni fa ha scelto di abbandonare la carne, dopo aver visitato un mattatoio nello Schleswig-Holstein. 

Ora la grande battaglia è quella per garantire agli ecologisti una vera influenza nel governo che verrà. Christian Lindner, il capo dei liberali, vuole il ministero delle Finanze e, già dalle discussioni preliminari, è chiaro che il suo partito ha ancorato ai temi economici la propria partecipazione nell’esecutivo. I Verdi però cercano di giocare al rialzo. Fanno notare come anche Robert Habeck sarebbe ottimo in questo ruolo. Il titolo di vice-cancelliere, infatti, è importante in termini di visibilità, ma non basta per assicurarsi che l’ambizioso programma ecologista diventi realtà. 

Ci vuole un “superministero”, che dia ai Verdi sufficiente potere negoziale nell’eventualità in cui un ministro delle Finanze liberale si metta di traverso. In tal senso, Habeck potrebbe occuparsi di tutto ciò che è importante per la transizione ecologica: ambiente, traffico, agricoltura ed energia. Non sarà una partita facile. Né Scholz né Lindner cederanno facilmente a uno scenario che garantirebbe ad Habeck il ruolo d’indiscusso protagonista. Per i prossimi quattro anni, ma anche in vista del voto del 2024. 

Robert Habeck, ecologista di governo ultima modifica: 2021-10-31T18:16:18+01:00 da MATTEO ANGELI

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1 commento

ytali. - Malu, Franziska e Manuela. La forza delle donne 9 Novembre 2021 a 14:30

[…] Lo stesso vale per il responsabile delle Finanze, dov’è testa a testa tra Christian Lindner e Robert Habeck. Si confermerà così la regola secondo la quale mai nella storia tedesca una donna ha guidato […]

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